February 18, 2025
C’è qualcosa che ci rende tutti uguali da secoli…
Il passo di Marco 8,14-21 mostra i discepoli che, nonostante abbiano assistito ai miracoli della moltiplicazione dei pani e dei pesci, continuano a preoccuparsi di non avere pane a bordo della barca. Gesù li ammonisce con una serie di domande:“Avete occhi e non vedete, avete orecchi e non udite? Non vi ricordate?” (Mc 8,18).Questo episodio è uno specchio della nostra natura umana: anche dopo aver ricevuto grazie e segni tangibili nella nostra vita, tendiamo a dimenticarli di fronte a nuove difficoltà. La paura e l’ansia per il futuro prendono il sopravvento, e la nostra fiducia in Dio si affievolisce.Questo stesso tema si ritrova in altre tradizioni spirituali:Ebraismo (Salmo 106:13-14): “Dimenticarono presto le sue opere, non attesero il suo consiglio; si accesero di brama nel deserto, e tentarono Dio nella steppa.” Anche il popolo d’Israele, nonostante i miracoli dell’Esodo, si lascia prendere dall’ansia e dalla sfiducia.Buddismo (Dhammapada, 155-156): “Quando l’uomo imprudente diventa vecchio, si lamenta: ‘Le mie azioni non sono state buone’, e soffre come chi è arso dal fuoco.” Qui si parla di come la mancanza di consapevolezza e memoria delle proprie esperienze porti al pentimento tardivo.Corano (Sura 2:152): “Ricordatevi di Me, e Io mi ricorderò di voi. Siate grati con Me e non siate ingrati.” L’Islam invita costantemente alla dhikr, il ricordo di Dio, per non cadere nella dimenticanza della Sua provvidenza.Siamo tutti simili ai discepoli: vediamo i segni, sperimentiamo la provvidenza, ma alla prima difficoltà il dubbio riemerge. La chiave è l’arte del ricordare, esercitarsi a mantenere viva la memoria della grazia ricevuta. Come possiamo farlo concretamente nella vita quotidiana?
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